Creare contenuti online che la gente legge davvero: 3 lezioni che solo l’esperienza insegna | Pandant Blog

Scrivere contenuti online è un lavoro molto complesso, richiede disciplina, studio, lacrime e sangue. Ecco tre consigli per farlo al meglio sulla base dell’esperienza.

Ricordo ancora bene la sensazione di panico di quando la prima volta ho scritto un contenuto online per un’azienda. All’epoca ero stato appena assunto da Millionaire e le mie conoscenze economiche erano davvero scarse, pari allo zero. Nora Chioda, l’attuale caporedattore della rivista di business, mi diede allora una prima lezione (ne saranno poi tante) di giornalismo di business, che poi ho provato a fare sempre più mia nel tempo: “Racconta per appassionare”.

La parola “racconto” sarebbe stata poi sostituita da un termine più in voga, lo storytelling, del quale parla in modo approfondito il nostro Gennaro, in questo post.

Quella di imparare a “estrarre” da ogni testo una storia, è il primo consiglio che mi sento di dare a chi scrive contenuti online, soprattutto per aziende. Per scoprire gli altri continua a leggere quest’articolo.

La coerenza è più importante dei numeri

Forse questo consiglio non piacere ai data scientist più puri, eppure è un’altra delle lezioni che ho imparato. Con il tempo, tutti noi che lavoriamo sulla Rete, abbiamo dovuto familiarizzare con gli strumenti di analisi, da Google Analytics ad altri, per comprendere come un contenuto è accolto dalla community dei nostri clienti. Ciò detto, inseguire il numero può portarti a fare tanti errori:

  1. Scrivere le stesse cose all’infinito, perdendo in originalità e stancando i lettori;
  2. Appiattirti come copywriter trattando sempre gli stessi temi;
  3. Bloccare la sperimentazione, che online è d’obbligo.

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Più importante dei numeri diventa allora la coerenza e quando parlo di coerenza indico la strada che porta un contenuto a rispecchiare il tono di voce e i valori dell’azienda per la quale scrivi.

I contenuti sono lacrime e sangue

Si parla spesso dell’originalità di un contenuto, tanto che mi sono interrogato in questi anni su dove nasce questa benedetta originalità. Qualcuno potrebbe dire dall’abilità e dall’ispirazione del copywriter e forse non direbbe una sciocchezza. Eppure nella mia visione artigiana della scrittura – ahimè non sono mai stato Flaubert, anche se avrei voluto – un contenuto originale nasce quando ti fai letteralmente il mazzo, studiando a fondo l’argomento, leggendo fonti, parlando con chi ne sa più di te e tanto (l’imprenditore dell’azienda nel caso specifico) e sentendo poi altri esperti. 

Solo così puoi scrivere, risultando credibile, di startup, criptovalute, tecniche immobiliari, sartoria artigianale, cucina tradizionale, manifattura tech, taxi, management, tecniche di memoria, coaching, internet service provider… solo per citare alcune delle tematiche che abbiamo trattato in quattro anni di Pandant

L’originalità insomma nasce dalle lacrime e dal sangue, poi certo se sei un genio ti faccio i complimenti. Io che sono un uomo normale sono obbligato a lavorare.

Che stress l’attacco!

Se sbagli le prime righe sei un copywriter morto. Che l’attacco di un contenuto sia tutto è una verità così conclamata che non vale la pena ribadirla. Eppure, voglio rubarti qualche altro minuto per raccontarti la mia esperienza con gli attacchi dei pezzi. C’è una tecnica per agevolarti nella scrittura delle prime righe? Non lo so se c’è, ma a me aiuta molto immaginare l’attacco come un percorso di avvicinamento graduale del lettore verso l’argomento. In questo caso, devi aiutarlo a vedere l’oggetto e a capire fin da subito come può usarlo e perché dovrebbe farlo.  

Immagina che tu stia scrivendo di una tecnologia molto complessa che la tua azienda vende, come un’app dedicata ai business man. Un possibile attacco è mostrare come l’utente può usarla.

Es. Nel mare delle app di business, puoi pescarne una di cui non potrai più fare a meno. La scarichi, la apri e scopri un’agenda digitale così completa da rendere obsoleta la tua Moleskine…

Ciò detto esistono altri modi per scrivere un attacco, ecco quelli che nella mia vita ho usato pure io, quelli che non uso più e quelli che mi fanno impazzire:

  • Un aforisma. Da usare, ma con parsimonia;
  • Una domanda. Non amo molto gli attacchi che iniziano con una domanda, a volte denotano insicurezza nel copywriter che sembra non padroneggiare a pieno la materia e chiede aiuto ai lettori;
  • Un infinito. Odio gli attacchi che iniziano con il verbo all’infinito. La sensazione è di creare distanza con il lettore, ma ci sono varie scuole di pensiero, come per ogni cosa;
  • Attacchi “pop”. Amo quando i copy mettono negli attacchi riferimenti a serie o libri, o anche a eventi televisivi o social che hanno destato particolare scalpore.

Ora metto il punto a questo post anche se ho la sensazione che tornerò presto sull’argomento…

P.S: Mi raccomando segui il blog se pensi che stiamo scrivendo cose interessanti.